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Sunday, 02 December 2012 20:50

Alluvioni: saranno 5 grandi «laghi» naturali a proteggere il Veneto in futuro Featured

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Emergenza alluvione: sono cinque i bacini di laminazione finanziati dal commissario Perla Stancari, che ieri ha chiuso la sua gestione con un colpo a sorpresa, dopo aver presentato un bilancio eccezionale. In due anni il Veneto ha ottenuto da Roma e dall’Ue 377 milioni di euro. Un «tesoro» per risarcire i danni della catastrofe 2010 che ha messo in ginocchio Vicenza, il Padovano e il Trevigiano. Un’alluvione simile a quella del 1966, che ha fatto capire quanto importante sia destinare risorse al risanamento idrogeologico del Veneto, che nell’ultimo ventennio ha subito una cementificazione selvaggia: stop ai capannoni, basta con «lo sterminio dei campi», per dirla con le parole di Andrea Zanzotto. Ora si gira pagina.

E il prefetto di Verona Stancari ha dimostrato che con la «cultura del fare» in due anni si può superare qualsiasi catastrofe. Rimborsati i danni ai cittadini e alle aziende, ora inizia la sfida più difficile: realizzare le grandi vasche di raccolte delle acque nella fascia Pedemontana per scongiurare le alluvioni di città e pianura.

La parola magica si chiama: bacino di laminazione. Grandi «laghi» naturali con argini rinforzati e canali d’ingresso e uscita delle acque, per evitare che il Bacchiglione esondi a Vicenza ad ogni temporale.

Prima di concludere il suo mandato e trasferire i poteri di commissario straordinario al governatore Luca Zaia, il prefetto Stancari ha ottenuto dalla Corte dei conti il via libera a tre nuove opere che si sommano a quelle di Caldogno e Arzignano, le più importanti e delicate. Si tratta del bacino e della cassa di espansione sul Muson dei sassi a Fonte e Riese Pio X per un importo di 13,8 milioni che salverà Castelfranco veneto e l’Alta padovana dall’incubo allagamenti. Il secondo intervento messo a bilancio riguarda San Lorenzo (3,2 milioni), mentre il terzo è previsto a Colombaretta (6,3 milioni) sempre nel Veronese.

Ma la strada per uscire dall’emergenza sarà lunga, anche se il Veneto è la regione leader in Italia, se non altro per le risorse investite: quei 300 milioni arrivati da Roma sono un’ autentica manna. Che la Toscana ora invoca a gran voce.

«Che la situazione fosse davvero drammatica lo prova il finanziamento di 16 milioni messo a disposizione dalla Ue per mettere in sicurezza i fiumi» spiega Perla Stancari. «In questi due anni abbiamo investito 105 milioni per rifare gli argini distrutti dall’onda di piena del 2010 e al governatore Zaia lascio un programma di lavoro ben definito, che può essere realizzato con le procedure speciali della gestione commissariale».

Il primo ostacolo si chiama burocrazia, ma il secondo ha un nome ancora più chiaro: pagamento delle indennità di esproprio e risarcimento dei danni agli agricoltori. La Coldiretti è scesa sul piede di guerra e ha difeso i 55 coltivatori di Caldogno che dovranno cedere i loro 100 ettari alla Regione con una doppia procedura: esproprio con indennizzo pieno per il perimetro arginale e servitù d’uso per l’invaso da allagare con un rimborso parziale. Gli agricoltori chiedono 60 euro al mq, la tabelle erariali ne prevedono al massimo 16. Zaia vuole chiudere il braccio di ferro entro Natale per scrivere il bando Ue e scegliere a marzo 2013 l’impresa cui affidare i lavori. Ce la farà? L’ingegnere Tiziano Pinato conclude: si tratta di un appalto Ue di 36 milioni di euro. Non ci fermeremo di fronte a richieste assurde degli agricoltori: la legge ora ci consente l’immissione in possesso dell’area per motivi di pubblica utilità. Possiamo espropriare i terreni con decreto d’urgenza e salvare Vicenza e Padova dall’incubo alluvione».

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