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Sunday, 22 April 2012 22:29

I Signori del Meteo in Italia Featured

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Che negli ultimi anni il meteo non sia solo un argomento "per far passare il tempo dal barbiere" ma sia ImmagineLinkPrevisioniAggiornatediventato anche un business non indifferente lo si può capire facilmente se osserviamo le continue diatribe che nascono "tra i meteorologi" ogni volta che il meteo sta per cambiare. Ormai siti meteo, meteorologi, meteorine e tutto quello che il web e la tv ci propone per quanto riguarda la meteorologia, si "battono" a suon di cag*ate solo per fare audience e per attirare lettori o telespettatori per le proprie rubriche.

La settimana scorsa abbiamo assistito alla diatriba "Mini-Cicolone" Lucy...sembrava dovesse arrivare un uragano sull'Italia ed invece poi si è trattato di maltempo "importante" ma non così disastroso (menomale) come qualcuno ce lo aveva spacciato... ora invece è la volta del Caldo...occhio perchè arriva Hannibal l'anticiclone Africano che ci cuocerà tutti...ma se questo anticiclone si chiama Hannibal...quelli che l'hanno preceduto, come si chiamano?? Farà tutto sto caldo che ci ritroveremo in estate o sarà un caldo sopportabile? anche in queto caso c'è stata la divisione tra chi dipinge scenari estivi e chi invece va più cauto ed esclude categoricamente che si tocchino i 30°... chi avrà ragione lo vedremo nei prossimi giorni...anche perchè sta fiammata dovrebbe durare qualche giorno e niente più...

Comunque, il fatto che il meteo sia diventato un business, lo dimostra il fatto che ieri è apparso sul Sole24Ore un articolo molto interessante che riporto di seguito...a voi scegliere lo schieramento... :-)

dal Sole24Ore:

«Sul clima dei prossimi giorni i meteorologi si dividono». Apriti cielo. La frase rifugio dei commentatori è come un'esca per la gola di meteomaniaci e no. Intriga, alimenta il sospetto, scatena la corsa (sempre più frenetica) all'ultimo aggiornamento: da fonti nuove, provvisorie e variabili, e da salde fonti di fiducia. O anche solo a collazionare puntate flash, intervalli meteo, per trarne una personale mediana: che tempo che fa (o farà).

Così i bollettini in tivù raggiungono picchi del 30% di share e i siti specializzati balzano in testa alle classifiche di audience. L'ombra della cataclisma e, più in basso, quella del weekend mandato all'aria si nascondono dietro gli annunci di rovesci e folate. Si costruiscono notizie con la neve d'inverno o il caldo d'estate: figurarsi quando piove senza sosta e fa freddo in primavera, arrivano in visita mini-cicloni mediterranei e vortici, battezzati Lucy o Madeleine dal centro meteorologico di Offenbach, in Germania.

In Italia si contano centinaia di siti meteo, e i più aggregano notizie prese in rete e offrono servizi da dilettanti. Sono meno quelli veramente autorevoli, che lavorano su complessi calcoli matematici. Sul versante pubblico ci sono i servizi dell'Aeronautica, delle Regioni, della Protezione Civile, del ministero (mentre ad esempio nell'ordinata Svizzera il portale per le previsioni è unico). Dal lato privato, siti che prendono a modello di riferimento il Centro Europeo di Reading con il modello ECMWF ed elaborano dati, come ilmeteo.it o 3bmeteo.com.

La professionalità ripaga. A febbraio, complici le nevicate che hanno colpito Roma nelle prime settimane, il sito ilmeteo.it ha raddoppiato i contatti rispetto ai mesi precedenti e si è portato al secondo posto tra i portali d'informazione, con 1.311.189 utenti unici nel giorno medio (fonte Audiweb). Il mercato vale sempre più: come ha dichiarato il fondatore e amministratore delegato Antonio Sanò, ilmeteo.it è passato in tre anni da 1 a 5 milioni di euro di raccolta pubblicitaria (e un altro milione arriva dalla vendita di servizi).

Su internet, manco a dirlo, ci sono servizi per tutte le esigenze. Si può stringere e stringere ancora il focus. Siti che si dedicano solo a una specifica area geografica, come «il meteo dei milanesi», a cura dell'Osservatorio Meteorologico di Milano Duomo, che prevede quale sarà il tempo nell'arco di tre giorni. E poi webcam, immancabili gruppi su Facebook e applicazioni in prima linea sullo schermo dello smartphone: ogni tanto, un'occhiatina al tempo, magari prima di alzare gli occhi al cielo o sporgersi dalla finestra.

Il servizio pubblico dei bollettini è cominciato alla radio e poi è arrivato in tv, che ha istruito e illustrato, e cambiato poco a poco le abitudini degli utenti. In bianco e nero l'appuntamento con il primo dei colonnelli, e anche il più famoso, Edmondo Bernacca. Capace di raccontare «Il tempo in Italia», spiegando al largo pubblico la variazione di pressione, l'anticiclone, la nascita di un temporale, e poi traghettare questi concetti nella tv a colori.

La convenzione tra Aeronautica e Rai ha dato il via alla serie dei colonnelli, che devono unire formazione professionale, stellette (quando non in pensione), e doti comunicative: almeno provare ad acquisire un po' i tempi televisivi. Con la gemmazione degli spazi meteo hanno proliferato gli epigoni di Bernacca, che oggi si chiamano Massimo Morico, Guido Guidi, Francesco Laurenzi. Colonnello è Mario Giuliacci, che non fa servizio pubblico ma si è occupato delle previsioni meteo per i programmi Mediaset prima di passare a La7, e che gestisce anche un sito internet. Come il figlio Andrea, che colonnello non è, ma ha coltivato lo stesso interesse del padre e ne ha preso il posto a Medisaet.

Figura diversa, Luca Mercalli, il climatologo impegnato e presidente della Società Meteorologica Italiana, diventato noto ai telespettatori con la trasmissione di Fabio Fazio «Che tempo che fa». Si preoccupa della ricerca scientifica, del risparmio energetico, delle politiche del territorio.

Anche per sanare la scissione tra meteorologi modellisti e meteorologi divulgativi, rappresentata a pieno dalla figura della meteorina, e al parossismo raggiunto nel Tg4 di Emilio Fede. A proposito, la veste indicata dal nuovo direttore Giovanni Toti non prevede belle ragazze per gli annunci sul tempo. Perché sarà pur vero, come sosteneva Oscar Wilde, che ogni volta che si parla del tempo «s'intenda parlare di qualcos'altro». Ma forse anche a questo c'è un limite.

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